ANALISI FONDAMENTALE: FIAT

La nuova Fiat Chrysler Automobiles (FCA) punta in cinque anni a vendere 7 milioni di auto dai 4,4 milioni del 2014. Un piano audace focalizzato sul rilancio di Alfa Romeo e una forte crescita di Maserati e Jeep. Marchionne non pensa più alla finanza e si concentra sui nuovi modelli...
Fca punta a una forte crescita delle vendite, profitti e generazione di cassa dal 2018. Fiat Chrysler Automobiles (FCA) [FIA.MI] ha presentato un piano aziendale audace focalizzato sui marchi di gamma alta: Jeep , Alfa Romeo e Maserati. Il gruppo punta ad aumentare le vendite di auto da 4,4 milioni registrati nel 2013 a ben 7 milioni nel 2018 attraverso una crescita in tutte le aree geografiche dove è presente con un margine lordo vicino al 6,5% azzerando così il divario di redditività con i competitor.
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L’obiettivo di Fca è quello di sovraperformare la crescita attesa del mercato aumentando le proprie quote di mercato nei confronti dei competitor in tutti i diversi segmenti e aree geografiche dov’è presente.

Fca punta a un trading profit 2018 a 9 miliardi di euro con utili netti nell’area tra 4,7-5,5 miliardi di euro, ovvero un utile per azione tra 3,9 e 4,4 euro.

Importante piano di investimenti che nei prossimi cinque anni mette sul piatto 55 miliardi di euro per sostenere la crescita e il rilancio dei diversi marchi. Per la sola Alfa Romeo Fca investirà 5 miliardi di euro .

Taglio del debito. Grazie alla forte crescita attesa Fiat è convinta di riuscire con la forte generazione di cassa e il miglioramento dei margini a ridurre drasticamente, nell’arco del piano, il debito netto del gruppo dagli attuali 10 miliardi a circa 0,5-1 miliardo, oltre a colmare per 2 miliardi il sottofinanziamento del fondo pensioni.

Piano ambizioso. Tutti i target 2018 sono ampiamente sopra le nostra aspettative, noi infatti stimiamo che il gruppo nel 2018 riuscirà a vendere 5,6 milioni di auto e non 7 milioni.

Per quanto riguarda il 2014, il 27 maggio, Sergio Marchionne, parlando con i giornalisti a Sestriere, a margine della commemorazione di Umberto Agnelli, ha confermato i target Fiat del 2014. Il manager ha affermato che la parte più complicata del piano industriale è il rilancio di Alfa Romeo. Nessuna novità sugli investimenti a Mirafiori. 
 
fiatalfa.pngLa precisione nei dettagli. Il piano quinquennale  è focalizzato sui dettagli industriali con una forte focalizzazione sul rilancio dei singoli marchi nelle diverse aree geografiche e con molta meno attenzione agli aspetti di gestione del capitale. Il piano non prevede nessun aumento di capitale e nemmeno la distribuzione dei dividendi. Ferrari resterà all’interno del gruppo e non vi sono piani per alcuna dismissione futura come è stato ipotizzato più volte dal mercato come soluzione per migliorare la posizione finanziaria netta del gruppo.

Sergio Marchionne non ha, invece, escluso l’emissione di strumenti convertibili in azioni dopo la quotazione del gruppo al Nyse. L’unica tipo di vendita ipotizzata dal manager è stata quella di cedere azioni proprie di Cnh Industrial che valutiamo in 0,6 miliardi di euro.
 
Primo trimestre deludente a causa di margini in calo in Nord America. Fiat ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un trading profit a 622 milioni di euro, stabile nonostante un aumento delle vendite del 12%. Sul trimestre hanno pesato straordinari negativi e il costo per il richiamo di alcuni modelli Jeep pari a 600 milioni di euro, che hanno portato a una perdita pre tasse di  446 milioni di euro 
 
Confermiamo il giudizio NEUTRALE con un prezzo obiettivo di 8,8 euro per azione.  Crediamo che la strategia di lungo termine di Fiat di concentrarsi nel nei marchi di fascia alta come Jeep, Alfa Romeo e Maserati abbia una forte potenzialità di crescita negli anni futuri. Il business plan del gruppo ci pare però troppo audace in un panorama competitivo difficile che cercherà di ostacolare il rilancio di Alfa Romeo. Anche i target di Chrysler e del settore della componentistica ci paiono molto ambiziosi.  Crediamo che dopo il recente rialzo del titolo e un mercato 2014 ancora debole soprattutto in Europa i target 2014 siano difficili da raggiungere.

Riportiamo di seguito i principali dati storici (A) e previsionali (E) del periodo 2012-2016.

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