Tim - FiberCop-Open Fiber, 30 giugno data limite per i lotti
Il Sole24Ore riferisce che il confronto sulla cessione dei lotti nelle aree grigie del PNRR si è concluso senza intesa

Fatto
Il Sole24Ore riferisce che il confronto tra FiberCop e Open Fiber sulla cessione dei lotti nelle aree grigie del PNRR si è concluso senza intesa: Open Fiber ritiene impraticabile il passaggio entro il 30 giugno.
La proposta di FiberCop, inviata il 2 aprile, prevedeva il subentro sugli 8 lotti aggiudicati a Open Fiber (per un totale di 2.2mn di civici), di cui 600k a rischio ritardo, poi ridotti a 250k.
La scadenza per il passaggio coincide con la verifica di Infratel, è stata fissata proprio per il 30 giugno. FiberCop è già impegnata a cablare 1.3mn di civici nei suoi 7 lotti. Open Fiber ha segnalato che l’operazione richiederebbe la riscrittura del piano industriale, la riapertura dei negoziati con le banche, il coinvolgimento dei sindacati e l’autorizzazione dei soci (Macquarie 40%, CDP 60%).
FiberCop ha proposto un indennizzo iniziale, con saldo al termine della due diligence. Il prossimo incontro è fissato per il 28 maggio. L’eventuale acquisizione dei lotti da parte di FiberCop potrebbe attivare le condizioni per l’earn-out a favore di TIM legato all’accordo per la cessione di FiberCop.
Effetto
Ricordiamo che il riconoscimento dell’earn-out potrebbe avvenire anche in assenza di una fusione societaria, tramite un accordo commerciale tra FiberCop e Open Fiber. Tuttavia, nel caso in cui si tratti della cessione di lotti nelle aree grigie – e non di un vero e proprio accordo di accesso reciproco all’infrastruttura – resta da capire se, e in quale misura, l’earn-out a favore di TIM verrà attivato.
L’earn-out può arrivare fino a €2.5bn, pari al 75% delle sinergie effettivamente realizzate. Nella nostra SOP che ci porta ad un target di Eu0.45/azione ordinaria, incorporiamo tale earnout ad una probabilità del 40%, circa €0.05/azione.
Durante la recente call sui risultati 1Q, il management si è detto comunque fiducioso nella possibilità di arrivare ad un accordo entro fine 2026 e ha ribadito che mantenere due reti separate non ha alcun razionale strategico, sottolineando come anche FiberCop, qualora procedesse da sola, sarà comunque costretta a sostenere ingenti investimenti per evitare la perdita di clienti.
Dal canto suo, il governo — azionista di entrambe le società, con il 16% di FiberCop tramite il MEF e il 60% di Open Fiber tramite CDP — potrebbe spingere per accelerare il dossier sulla rete unica.
Azioni menzionate
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