TIM +2,50% Rumors su cordata per rilevare la quota di Vivendi
Il Corriere della Sera di sabato riporta indiscrezioni su una cordata per acquisire il pacchetto di azioni detenuto da Vivendi in TIM (23.75% del capitale ordinario, circa 850 mln a prezzi correnti).

Fatto
TIM è la miglior blue chip nelle prime battute della seduta.
Il Corriere della Sera di sabato riporta indiscrezioni su una cordata per acquisire il pacchetto di azioni detenuto da Vivendi in TIM (23.75% del capitale ordinario, circa 850 mln a prezzi correnti).
Il piano, guidato da Andrea Pezzi (in passato consulente di Vivendi per le strategie in Italia) e Claudio Costamagna (ex presidente CDP), prevederebbe la creazione di una SPV per acquistare inizialmente il 6-7% di TIM da Vivendi (VIV) per un valore di 500 mln (che implicherebbe un prezzo di 0.46 euro/azione, il doppio rispetto alle attuali quotazioni di mercato) e successivamente aumentare la quota e liquidare completamente VIV.
Il giornale menziona come principale investitore il fondo di private equity francese Tikehau, già azionista del gruppo Mint di Pezzi, ma sarebbero stati invitati a partecipare alla cordata anche il fondo statunitense Blackstone e altre istituzioni finanziarie.
I principali nodi da sciogliere sarebbero la disponibilità di VIV ad aderire al piano e l’ottenimento del nullaosta ai fini golden power da parte del governo italiano. Tra i temi in discussione anche un possibile spezzatino di TIM, opzione considerata da alcuni investitori più vantaggiosa rispetto all'attuale assetto di Gruppo.
Non sarebbero stati compiuti ancora progressi per la vendita di Sparkle, secondo Il Sole24Ore. Per non incorrere in una minusvalenza, TIM dovrebbe vendere la società a non meno di Eu864mn. Secondo alcuni esperti del settore, tuttavia, questa valutazione sarebbe eccessiva. Al momento l’opzione più probabile resta l’offerta congiunta del MEF con il fondo Asterion.
Effetto
Le indiscrezioni sul riassetto azionario del Gruppo finalizzato ad un graduale disimpegno di VIV potrebbero riaccedere l’appeal speculativo su TIM nel breve termine, in particolare sui titoli di risparmio su cui confermiamo la nostra preferenza (TP savs: Eu0.40, TP ord di Eu0.38). L’uscita di VIV potrebbe, infatti, facilitare la conversione dei titoli di risparmio in azioni ordinarie, venendo meno la minoranza di blocco esercitata dai francesi nell’assemblea straordinaria chiamata ad approvare l’operazione.
Ricordiamo che a dicembre 2015, l’astensione di VIV fu determinante per la bocciatura dell’operazione.
In seconda battuta, l’ipotesi di uno spezzatino del Gruppo potrebbe accelerare il percorso di societarizzazione delle due business unit TIM Consumer e TIM Enterprise in legal entities separate, sul modello di TIM Sparkle e TIM Brasil, migliorando la visibilità sulla strategia di valorizzazione dei due asset.
Ci sentiamo tuttavia di escludiamo un break-up del Gruppo in più società quotate, considerando la complessità dell’operazione e i tempi piuttosto lunghi, ma anche la tendenza del mercato azionario a non riflettere adeguatamente il valore delle diverse divisioni rispetto ai multipli impliciti in transazioni analoghe condotte da fondi PE. Al contrario, il lancio di un'opa totalitaria su TIM finalizzata al completo delisting delle azioni e al successivo break up del Gruppo ci sembra la soluzione preferibile e più market friendly perchè tutelerebbe maggiormente gli azionisti di minoranza, consentendo loro di cristallizzare un premio upfront, senza esporli ai rischi di execution del piano di break-up e della vendita delle altre attività.
Nell’immediato, con la cessione di NetCo, TIM ha già raggiunto un livello di leva ottimale (=2x EBITDAaL a fine 2024) e, in questo contesto, potrebbe essere più sensato continuare a valorizzare gli asset rimanenti con una strategia di crescita organica e per linee esterne, come prospettato dall’attuale piano Free-To-Run.
Azioni menzionate
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