TIM - Vivendi in stallo su partecipazioni in TIM e MFE, oggi primo giorno di trading per nuova Holding

Su TIM, Vivendi attende il verdetto della Corte di gennaio sul l’appello contro il CdA:

Autore: Redazione
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Fatto

Secondo il Corriere della Sera , Vivendi si trova in una fase di stallo riguardo al futuro delle sue partecipazioni italiane in TIM Ord. (23 .75%) e MediaForEurope (19 .79%). In MFE, i rapporti con Fininvest si sono normalizzati, e i francesi potrebbero uscire entro il 2026 se le azioni raggiungeranno soglie prefissate, mentre intanto beneficiano di buoni dividendi.

Su TIM, Vivendi attende il verdetto della Corte di gennaio sul l’appello contro il CdA: il Corriere delle Sera ipotizza che una sconfitta potrebbe facilitare un’uscita definitiva. Vivendi punterebbe ad incassare Eu1.5 -2.0bn (Eu0.41 -0.55/azione) dalla monetizzazione della sua quota in TIM, ben sopra l’attuale valore di mercato di Eu946mn (Eu0.26/azione).

Effetto

Oggi è anche il primo giorno di trading per la nuova holding Vivendi, a valle dello spinoff di Canal+ (quotata a Londra, valore stimato Eu6bn), Havas (quotata ad Amsterdam, valore Eu2.5bn) e Louis Hachette (quotata a Parigi, valore stimato Eu2.0bn) . Ai prezzi correnti, la partecipazione in TIM ord. rappresenta l'11% del valore lordo degli attivi (GAV) della holding (quotata a Parigi, NAV stimato di Eu4. 7bn ai prezzi correnti , Eu4.7/azione ), mentre la quota in MFE quasi il 5%. Ricordiamo che a settembre VIV ha siglato accordi bilaterali di finanziamento strutturato per un ammontare complessivo di Eu2bn, garantiti da derivati cash-settled su una porzione delle azioni UMG e da pegni sulle partecipazioni strategiche in UMG, Telefonica, TIM e Media-For-Europe potenzialmente soggette a "margin call" in caso di flessione dei prezzi.

Nonostante le garanzie, VIV ha fatto sapere che manterrà il pieno controllo e i diritti di voto su tali partecipazioni, assicurando che gli accordi non precluderanno eventuali dismissioni future.

Riteniamo improbabile che questi accordi standard di finanziamento possano generare rischi di "overhang" sulle partecipazioni date in garanzia, considerando il solido standing creditizio di VIV. Il rischio maggiore per VIV è l’obbligo di integrare le garanzie in caso di una significativa riduzione del prezzo dei titoli.

Per questo motivo, è nell’interesse stesso di VIV che il titolo TIM non subisca significativi deprezzamenti.

Questa situazione dovrebbe scoraggiare i francesi dall’adottar e strategie destabilizzanti o di contrasto con l’attuale management (ricordiamo il ricorso ordinario contro la cessione di NetCo, su cui il giudice a metà novembre si è riservato di decidere entro 60 giorni), evitando tensioni nella governance che potrebbe ro deprimere ulteriormente il valore del titolo.

In questo scenario, un eventuale disimpegno completo di Vivendi dalle future decisioni assembleari di TIM consentirebbe all'Azienda una maggiore autonomia nell'attuare operazioni di ottimizzazione della struttura del capitale, come la conversione o il buyback parziale delle azioni di risparmio, senza il rischio di veti da parte del socio francese come accaduto in passato.



Azioni menzionate

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