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Certificati su BTP e Treasury: protezione 100% e premi mensili
Doppia proposta BNP a capitale protetto 100%: due certificati agganciati al rendimento del BTP e Treasury 10Y. Premio annuo del 5,52% in euro e del 7,08% in dollari, entrambi pagati mensilmente.

Oggi analizziamo due prodotti particolarmente innovativi a capitale protetto 100% che, come struttura, sono destinati a diventare un riferimento tra i capitale protetto a cedola. I due certificati sono agganciati uno al rendimento del BTP decennale, e dunque espresso in euro, il secondo al Treasury americano decennale, quindi espresso in usd. Entrambi i prodotti sono ideati da Websim by Intermonte ed emessi dall’emittente francese e forniscono un boost notevole al rendimento dei due governativi decennali italiano ed americano.
Ci riferiamo ai certificati ISIN XS3224249147 (su BTP Ita) e ISIN XS3224196603 (su Treasury USA). Due strumenti ottimali per chi cerca prodotti d’investimento a protezione totale con cedole mensile. Rendimento che, non prevede ovviamente l’agevolazione fiscale tipica del BTP e del Treasury, ma genera reddito diverso ed è dunque perfetto per chi ha minusvalenza in portafoglio da compensare, poiché, in tal caso, la cedola può anche essere intascata netta.
Analizziamo velocemente le due strutture per poi contestualizzare le due soluzioni d’investimento.
Il Memory Cash Collect protetto in EUR ISIN XS3224249147 in breve:
- ISIN XS3224249147;
- Capitale protetto 100% a scadenza;
- Maturity 12 anni;
- Sottostante: Solactive BTP 10 Annual Comp. Yield Index (Ticker Bloomberg: SOITA10Y Index). L’indice replica fedelmente il tasso del BTP decennale Italiano, come vedremo più avanti;
- Cedola mensile condizionata dello 0,46% (5,52% annuo) con memoria;
- Trigger cedola 4,25%: se, nelle date di osservazione mensili, il sottostante sarà uguale o inferiore al 4,25%, il prodotto pagherà la cedola dello 0,46% lordo. Grazie alla memoria sarà possibile, fino a scadenza inclusa, ottenere eventuali cedole non pagate;
- Autocall a partire da gennaio 2027;
- Trigger autocall 3%: se, nelle date di osservazione mensili, il tasso del sottostante sarà uguale o inferiore al 3%, il prodotto verrà rimborsato al 100% del nominale (100 euro a certificato), più la cedola del periodo ed eventuali cedole non pagate. Attualmente il BTP 10Y rende il 3,49%.
- Valuta certificato: euro
Il Memory Cash Collect protetto in USD ISIN XS3224196603 in breve:
- ISIN XS3224196603;
- Capitale protetto 100% a scadenza;
- Maturity 12 anni;
- Sottostante: USD 10Y CMT (Ticker Bloomberg: H15T10Y Index). L’indice replica fedelmente il tasso del Treasury decennale americano, come vedremo più avanti;
- Cedola mensile condizionata dello 0,59% (7,08% annuo) senza memoria;
- Trigger cedola 5%: se, nelle date di osservazione mensili, il sottostante sarà uguale o inferiore al 5%, il prodotto pagherà la cedola dello 0,59% lordo.
- Autocall a partire da gennaio 2027;
- Trigger autocall 3,6%: se, nelle date di osservazione mensili, il tasso del sottostante sarà uguale o inferiore al 3,6%, il prodotto verrà rimborsato al 100% del nominale (100 usd a certificato), più la cedola del periodo ed eventuali cedole non pagate. Attualmente il Treasury 10Y rende il 4,16%.
- Valuta certificato: dollari USA.
Come dicevamo in apertura sono due strutture a capitale protetto a cedola, molto più efficienti dei classici strumenti agganciati agli indici borsistici. Questo perché solitamente questi prodotti rendono meno, a meno di considerare dei basket worst of, dove il rischio di non ottenere i premi sale parecchio. Molti non hanno memoria e il trigger per ottenere la cedola è molto vicina allo strike o spesso è proprio sullo strike. Dunque, le probabilità di non ottenere le cedole sono molto più alte. Qui i trigger cedola sono distanti, la memoria è presente per la versione sul BTP e il rendimento è interessante, considerando che i redditi generati sono anche redditi diversi.
Contesto di riferimento: tassi previsti bassi nei prossimi anni sia in Europa che America
L’Italia sta vivendo una fase di mercato molto favorevole, lo vediamo sia dalle performance di Borsa che dai movimenti dei tassi. In questo momento, il Bel Paese è tra gli Stati europei favoriti dal mercato. L’ottima tenuta dei conti, sommata alla stabilità politica, ha portato lo spread sul Bund a dei livelli storicamente bassi, intorno ai 63 bp, grazie anche al plauso delle agenzie di rating. Una condizione particolarmente rosea se, ad esempio, consideriamo le difficoltà che stanno vivendo soprattutto Francia ed Inghilterra.
Quanto detto si traduce in tassi a lungo termine in calo e molto vicini al costo medio del nostro debito pari a circa il 3%. Questo, pertanto, consente al MEF di rifinanziare il debito anche su scadenze lunghe senza aumentarlo in modo significativo, migliorando così la sostenibilità del debito stesso e quindi anche la potenziale appetibilità agli occhi degli investitori. In prospettiva, i tassi potrebbero permanere su livelli relativamente contenuti, in un contesto di crescita bassa e spinte inflattive moderate, a meno di eventi straordinari.
Nel frattempo, i dazi trumpiani stanno avendo un impatto per ora limitato sull’inflazione e potrebbero essere eventualmente ridimensionati se la corte suprema USA ne dovesse dichiarare la non validità in toto o in parte. Anche per gli USA, il costo medio del debito è del 3,4% circa, il che vuol dire che i tassi USA non possono andare per troppo tempo molto sopra questi livelli perché altrimenti avrebbero impatto rilevante sull’economia. Nel breve potrebbe invece esserci uno spike del tasso USA verso il 4,5% legato proprio ad una decisione della corte suprema avversa all’inflazione. Decisione che si tradurrebbe in minor entrate fiscali e quindi meno fiducia sui treasury e spike dei tassi. Ma il tema dei tassi che ruotano intorno al 4% nel medio e lungo termine è collegato ad altri fattori: forte spinta per le banche USA a comprare Treasury per le modifiche regolamentari ipotizzate ma non entrate in vigore. Le banche sono incentivate a comprare i Treasury e questi assorbono meno capitale. Vi è poi sempre il tema taglio tassi e influenza di Trump. Ricordiamo che infatti la Fed ora è filo trampiana, e Trump farebbe di tutto per mantenere i tassi bassi. Inoltre, il mercato sconta diversi tagli dei tassi per quest’anno.
In generale, è davanti agli occhi di tutti l’invecchiamento della popolazione e questo è un tema che va a rinforzare l’ipotesi che i tassi mediamente debbano rimanere bassi. Dei Paesi con problemi gravi di nascite e invecchiamento della popolazione crescono e cresceranno a ritmi sempre più lenti. Dunque, devono essere contenuti sia il debito che le spese per interessi.
Il certificato che promette di pagare un pick up sul BTP decennale italiano e sul Treasury americano
Se è chiaro il contesto, la logica dei due prodotti si spiega abbastanza facilmente e i due grafici sotto ci aiutano a capire bene l’idea sottostante ai certificati. Come abbiamo detto, i due prodotti pagano la cedola mensilmente, solo se i due sottostanti, il SOITA10Y Index, e il USD 10Y CMT non superano rispettivamente la soglia del 4,25% e del 5%. Due soglie che negli ultimi dieci anni hanno tenuto molto bene. Quella del 4% per il BTP è stata infranta solo per un periodo limitato di un anno dal tasso italiano, mentre quella del 5% per il tasso del Treasury decennale non è mai stata infranta nel periodo considerato. Come abbiamo detto infatti, il costo medio del nostro debito è vicino al 3% e rialzi eccessivi e prolungati darebbero problemi molto grossi all’economia italiana e non solo, costringendo poi interventi della banca centrale. Quello americano è di poco maggiore.
Se prendiamo il BTP a dieci anni, il fatto di avere osservazioni mensili con memoria aiuta parecchio. Infatti, anche pensando ad uno spike sopra tali livelli, come è stato nel 2023, il prodotto andrebbe a pagare tutte le cedole perse alla prima data di osservazione mensile in cui il sottostante sarà tornato al di sotto della soglia trigger. Soglia al di sotto del quale negli ultimi dieci anni il tasso del BTP10Y si è trovato molto spesso e per periodi di tempo prolungati.
Ancora più efficaci i livelli per il Treasury americano a dieci anni, come si vede dal grafico sotto.
Negli ultimi dieci anni il rendimento del Treasury decennale non è infatti mai andato otre il 5%. Statisticamente questo sembra avvalorare ancora di più l’alta probabilità di ricevere le cedole mensili.
Strategici i livelli di autocall. Per il certificato ISIN XS3224249147, la soglia del 3% è molto vicina al livello attuale del BTP e ricordiamo che la prima data utile di osservazione è l’8 gennaio 2027. Dunque, il primo anno di premi non è soggetto alla possibilità di rimborso ma solo al trigger cedola. Molto probabile che a partire da gennaio 2027, il prodotto possa andare in autocall nel giro di qualche anno o meno. In tal caso, l’investitore si troverebbe davanti ad uno scenario a nostro avviso molto interessante. Avere un capitale protetto 100%, un pick up rispetto al BTP e una maturity molto corta. Anche il problema di doversi poi rifinanziare ad un tasso più basso in realtà sarebbe meno pressante del 2023, quando invece i tassi erano molto alti. Attualmente, infatti, il BTP mostra un tasso del 3,49%, contro un livello autocall al 3% e un premio annuo del certificato del 5,52%. Ragionamento simile si può fare anche per il prodotto ISIN XS3224196603.
Parliamo allora di rendimento. Con un tasso cedolare del 5,52% annuo lordo, il prodotto ISIN XS3224249147 offre al momento un pick up sul tasso del BTP 10Y circa del 2% lordo (5,52% vs 3,49%), mentre al netto delle tasse, considerando la tassazione agevolata del BTP, intorno al 1,03% annuo (4,08% vs 3,05%). Ricordiamo però che i redditi generati dal certificato sono redditi diversi, dunque, possono essere utilizzati per compensare minuvalenze presenti nello zainetto fiscale. Il prodotto ISIN XS3224196603 dal canto suo offre un pick up sul Treasury decennale quasi del 3% lordo e, se si considera la tassazione del 1,6%.
Certificato sul rendimento del BTP e Treasury 10Y: premi mensili e pick up sul benchmark
Rivediamo allora con calma come funzionano questi prodotti nel dettaglio, anche se ormai dovrebbe essere chiaro.
Il certificato ISIN XS3224249147 di BNP Paribas è un capitale protetto 100% digital. Ovvero un prodotto che a scadenza paga (salvo evento di credito dell’emittente) il 100% del nominale (100 euro a certificato), qualsiasi cosa succeda al sottostante. Durante la vita, il prodotto paga premi mensili con memoria dello 0,46% (5,52% annuo), condizionati ad una barriera posta al 4,25% del sottostante. A questo punto dobbiamo capire chi è il sottostante del certificato. Parliamo del Solactive BTP 10 Annual Comp. Yield Index, ticker Bloomberg SOITA10Y Index, un indice che replica fedelmente il rendimento del BTP decennale italiano (vedi grafico sotto che mette insieme tasso del BTP decennale con andamento dell’indice SOITA10Y Index).
Quindi, il certificato pagherà sempre la cedola mensile, se il sottostante, nelle date di osservazione mensili sarà pari o inferiore al trigger cedola, appunto il 4,25%. Altrimenti la cedola non sarà pagata ma verrà memorizzata. In tal caso, in qualsiasi altra data di osservazione, scadenza inclusa, il sottostante sarà sotto o uguale al livello trigger, il certificato pagherà la cedola del periodo più tutte le cedole non pagate.
Da gennaio 2027, il certificato, con cadenza sempre mensile potrà andare in rimborso anticipato. Basterà che il SOITA10Y Index sia al di sotto del trigger del 3%. In tal caso, il certificato scade, paga il 100% del nominale, più l’ultimo premio ed eventuali premi non pagati.
A scadenza (gennaio 2038), gli scenari sono due:
- Se il sottostante è sotto il livello trigger del 4%, il certificato paga il 100% del nominale più ultimo premio ed eventuali premi non pagati.
- Se il sottostante è sopra il livello trigger del 4%, il certificato non paga la cedola e si perde anche la memoria, dunque eventuali premi in memoria. Il capitale però è protetto sempre al 100%.
Il prodotto ISIN XS3224196603 costruito sul USD 10Y CMT è gemello di quello su BTP. Ci sono però alcune importanti differenze. La prima sicuramente è che è espresso in dollari. Dunque, il prodotto non copre dal rischio cambio. Paga però molto di più, il 7,08% annuo, pagato mensilmente ma senza memoria in questo caso. Il tutto, a condizione che il tasso decennale americano non vada sopra il 5%. Anche in questo caso, come si vede dal grafico l’USD 10Y CMT, il sottostante del certificato, replica fedelmente il rendimento del decennale USA.
Da gennaio 2027, il certificato, con cadenza sempre mensile potrà andare in rimborso anticipato. Basterà che il USD 10Y CMT sia al di sotto del trigger del 3,6%. In tal caso, il certificato scade, paga il 100% del nominale (100 usd), più l’ultimo premio.
A scadenza (gennaio 2038), gli scenari sono due:
- Se il sottostante è sotto il livello trigger del 5%, il certificato paga il 100% del nominale più ultimo premio.
- Se il sottostante è sopra il livello trigger del 5%, il certificato non paga la cedola. Il capitale però è protetto sempre al 100%.
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I Certificati ISIN XS3224249147 e ISIN XS3224196603 sono soggetti ad un livello di rischio pari a 1 su una scala da 1 a 7. L’investimento in questa tipologia di Certificate espone il risparmiatore al rischio default dell’emittente. nel caso del certificato ISIN XS3224196603, anche al rischio di cambio. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.
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