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Difesa europea sotto i riflettori: 15% annuo con il Fast di Barclays
Per puntare sulla difesa europea, ecco il nuovo Fast Cash Collect di Barclays (ISIN XS3159998718). Premi mensili con memoria dell'1,27% (15,24% annuo), con barriere al 55%

Con il presidente russo Putin in tuta mimetica che mostra al mondo il missile a propulsione nucleare Burevestnik, definendolo “un’arma invincibile”, per i Paesi europei è difficile immaginare un futuro di disarmo. L’aumento delle tensioni internazionali e la trasformazione tecnologica della guerra hanno riportato il comparto della Difesa al centro delle strategie economiche e, inevitabilmente, degli investimenti.
In Borsa, il settore è il migliore d’Europa nel 2025: l’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defence è salito del 61% da inizio anno e del 69% negli ultimi dodici mesi, distanziando nettamente il resto del mercato.
È in questo contesto che Barclays ha lanciato un nuovo Fast Cash Collect (ISIN XS3159998718) sul settore della difesa europea, in grado di offrire un rendimento di oltre il 15% annuo, con barriere ampie al 55%.
Emesso il 28 ottobre 2025 e con scadenza 3 novembre 2028, il certificato è pensato per intercettare la forza del comparto Difesa con uno strumento remunerativo anche in caso di uno storno dei titoli sottostanti. Stiamo parlando delle italiane Leonardo e Fincantieri, della tedesca Rheinmetall e della svedese Saab.
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Cedole mensili pari al 15,24% annuo e protezione fino ad un calo del 45%
Il nuovo certificato di Barclays (ISIN XS3159998718) offre cedole mensili condizionate con memoria dell’1,27% (pari a 1,27 euro ogni 100 euro di valore nominale), equivalenti a un rendimento annuo potenziale del 15,24%.
La barriera cedolare e a protezione del capitale a scadenza è posta al 55% dei valori iniziali, il che significa che vengono pagate a meno che uno dei titoli del paniere perda più del 45% dal livello iniziale.
Le cedole hanno effetto memoria, quindi gli importi non corrisposti vengono accantonati e pagati alla prima occasione utile in cui tutti i sottostanti risultino sopra la barriera. Nei tre anni di vita il rendimento complessivo è del 45,7%.
Grazie alla barriera al 55%, alla scadenza finale anche se i sottostanti quoteranno al di sotto dei Valori iniziali l’investitore riceverà il rimborso integrale del capitale (100 euro) più l’ultima cedola e tutte quelle eventualmente non pagate e accumulate nella memoria.
Questa protezione garantisce il capitale fino a un ribasso massimo del peggiore dei sottostanti del 45%. Se invece anche solo uno dei titoli sarà sceso oltre la barriera, il rimborso finale sarà proporzionale alla performance del peggiore (“worst-of”).
Autocall da gennaio 2026, con trigger decrescente
La durata del certificato è di tre anni (scadenza a novembre 2028), ma a partire da gennaio 2026 entra in gioco il meccanismo autocall, che consente il rimborso anticipato del certificato (ISIN XS3159998718).
Alla prima data utile (27 gennaio 2026), se tutti i sottostanti saranno sopra il proprio valore iniziale (trigger iniziale al 100%), il prodotto verrà rimborsato a 100 euro più l’ultima cedola da 1,27% e quelle eventualmente in memoria.
Il livello di autocall scende poi di 1 punto percentuale ogni mese, fino ad arrivare al 66% del valore iniziale a settembre 2028, aumentando così progressivamente la probabilità di rimborso anticipato.
Se il certificato restasse in vita fino alla scadenza, l’investitore potrebbe incassare 36 cedole per un rendimento complessivo del 45,72% in tre anni. Tuttavia, in prodotti analoghi, l’autocall tende spesso ad attivarsi entro i primi sei-dodici mesi: non è un rischio, ma un esito tipico e positivo, che consente di ottenere rendimento in tempi brevi e liberare il capitale per nuovi investimenti.
Difesa: il settore più forte d’Europa
Dall’invasione russa dell’Ucraina, le spese militari sono cresciute in tutto il mondo.
Secondo Statista, nel 2024 la spesa militare globale ha raggiunto il record di 2.720 miliardi di dollari, in aumento del 9,4% rispetto al 2023. Le proiezioni di Spherical Insights prevedono il superamento dei 3.000 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2026, con un tasso medio annuo di crescita dell’8,1% nel prossimo decennio.
Questo scenario ha rafforzato le aspettative di ricavi e margini per i grandi gruppi della Difesa, attirando ingenti flussi in acquisto sui listini.
Accanto al fattore geopolitico agisce la spinta tecnologica: l’intelligenza artificiale, i droni autonomi, i missili ipersonici, la guerra elettronica e la cyber security stanno ridefinendo la dottrina militare. I governi investono non solo in armamenti convenzionali, ma anche in sistemi di tracciamento, sensori, reti satellitari e difese spaziali.
L’insieme di questi fattori contribuisce a rendere il comparto della Difesa uno dei temi strutturalmente più solidi e dinamici del prossimo decennio.
Focus sui sottostanti: quattro storie di potenza industriale
Rheinmetall – Con una capitalizzazione di circa 79 miliardi di euro, è la più importante azienda della difesa tedesca e il principale beneficiario del grande piano tedesco di riarmo.
Sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, la Germania ha varato un programma da 1.000 miliardi di euro per modernizzare la Bundeswehr, con l’obiettivo di trasformarla nel più potente esercito convenzionale europeo entro il 2029.
Il piano, reso possibile da una riforma costituzionale che consente di superare i limiti di indebitamento per la difesa, prevede anche un incremento del budget annuale da 108,2 miliardi nel 2026 a 161,8 miliardi nel 2029.
Non sorprende quindi che il titolo Rheinmetall abbia registrato un rialzo del 186% da inizio anno. Ciononostante gli analisti vedono ancora uno spazio di rialzo del 25%: infatti, la media dei target price è 2.167 euro, a fronte di una quotazione attuale di 1.751 euro.
Saab – Specializzata in aeronautica e sistemi di difesa elettronica, l’azienda svedese ha pubblicato a ottobre 2025 conti record: ricavi per 51,4 miliardi di corone svedesi nei primi nove mesi dell’anno (+20%) e utile netto di 3,75 miliardi di corone, contro i 2,73 miliardi del 2024.
Il titolo segna un rialzo del 119% da inizio anno. Il parere degli analisti è che dopo questa lunga corsa il titolo debba rifiatare: la media dei target price è 478 corone, un prezzo più basso del 6% rispetto alla quotazione attuale di 510 corone.
Leonardo – Principale gruppo italiano della difesa, beneficia dell’aumento della domanda europea di radar, elicotteri e sistemi integrati di comando e controllo. Da inizio anno segna una performance di circa +95%, sostenuta da una marginalità in miglioramento e da una crescente visibilità del portafoglio ordini. Il consensus indica un potenziale di upgrade del 6%, con target price medio a 54 euro dagli attuali 51 euro.
Fincantieri – È la società più diversificata del paniere, ma anche quella con il maggior rialzo di Borsa: +230% da inizio anno.
Nel 2024 il comparto difesa rappresentava il 20% dei ricavi, ma nel primo semestre 2025 la quota è salita al 25%, e secondo le stime del gruppo toccherà il 30% nel 2027. Un nuovo piano industriale, atteso entro fine anno, dovrebbe consolidare ulteriormente la crescita nel segmento militare. Secondo il consensus, la società oggi è valutata generosamente: a fronte di una quotazione attuale di 22,88 euro, la media dei target price indica 20,2 euro. E’ molto probabile che aggiornamenti dei target price arriveranno dopo la presentazione del nuovo piano industriale.
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