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Il Cash Collect per puntare sull'Italia: 10% annuo e barriere al 50%

Quattro Blue Chip Italiane nel nuovo Cash Collect di UBS (ISIN DE000UQ80MN9). 10% annuo e barriere profonde al 50% (protezione fino a -50% dei sottostanti). Durata di 3 anni ma Autocall da giugno

Autore: Team Soluzioni di Investimento
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Quattro colonne portanti di Piazza Affari riunite in un unico strumento finanziario in grado di offrire una protezione fino a -50% dei titoli sottostanti e di pagare il 10% annuo. Sono queste le caratteristiche del nuovo Certificato Memory Autocall Cash Collect (ISIN DE000UQ80MN9) emesso da UBS sul basket worst of composto da Eni, Enel, UniCredit e Buzzi. La struttura punta a generare un flusso cedolare mensile dell’0,833% (10% annuo), con effetto memoria, affiancato da una barriera (europea) profonda al 50% e da un meccanismo di rimborso anticipato (Autocall) progressivamente più favorevole nel tempo grazie alla formula step-down.

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Basket di qualità, 10% annuo e Barriere al 50%

Il certificato paga un premio mensile pari a 8,33 euro per ogni certificato (1.000 euro nominali), equivalente all’0,833% al mese (10% annuo lordo). I premi sono caratterizzati dall’effetto memoria.

Il pagamento del premio è condizionato rispetto a una barriera al 50% dei valori iniziali (strike) dei sottostanti. In pratica, a ogni data di osservazione mensile, il premio viene corrisposto se nessuno dei quattro titoli del basket (Eni, Enel, UniCredit e Buzzi) quota sotto il 50% del proprio livello iniziale. Se invece anche uno solo dei titoli dovesse trovarsi sotto la barriera, il premio non viene pagato in quel mese ma rimane “in memoria”. Questo significa che potrà essere recuperato integralmente alla prima data utile in cui tutti i sottostanti torneranno sopra il livello barriera.

Facciamo un esempio pratico per capire meglio questo meccanismo. Supponiamo che alla data di rilevazione mensile Eni sia sotto del 55% rispetto al livello iniziale e tutti gli altri titoli siano distanti dalla barriera. In questo caso il premio non verrebbe distribuito. Tuttavia, se nel mese successivo Eni dovesse recuperare il 10%, facendo sì che tutti i sottostanti siano sopra la barriera, l’investitore riceverà il premio corrente e quello precedentemente non pagato. Questo meccanismo consente di trasformare eventuali fasi temporanee di debolezza in un semplice rinvio del pagamento, anziché in una perdita definitiva della cedola.

Barriera a scadenza al 50%

La barriera al 50% è osservata anche alla data finale di rilevazione. Se a scadenza (febbraio 2029) nessun titolo avrà perso oltre il 50% dal livello iniziale, il certificato rimborsa il 100% del valore nominale, indipendentemente dall’andamento intermedio. La protezione viene meno solo nel caso in cui, a scadenza, almeno uno dei sottostanti si trovi sotto la barriera del 50%. In tal caso, il rimborso sarà legato alla performance del titolo peggiore del basket (meccanismo worst-of). 

Per rendere la spiegazione concreta, se a scadenza Eni avesse perso il 60% del valore iniziale, il certificato rimborserebbe il 40% del valore nominale.

Autocall con trigger decrescente

Il certificato ha una durata massima di tre anni ma prevede la possibilità di rimborso anticipato automatico (Autocall) a partire da giugno 2026. 
Il meccanismo è decrescente nel tempo: il livello di attivazione dell’autocall è inizialmente pari al 100% dei valori iniziali e si riduce dell’1% a ogni data successiva, fino ad arrivare al 69%. In ciascuna data di osservazione prevista per l’autocall, se tutti i sottostanti quotano sopra il livello trigger previsto per quella specifica data, il certificato viene rimborsato anticipatamente al valore nominale, oltre alla cedola del periodo ed eventuali cedole in memoria.

Calendario premi e Autocall ISIN DE000UQ80MN9:

Calendario Cedole

Focus sul basket ISIN DE000UQ80MN9

Matrice Correlazione

La matrice evidenzia correlazioni generalmente moderate tra i titoli del basket: il legame più elevato è tra UniCredit e Buzzi (0,46), mentre Enel mostra una correlazione molto bassa o leggermente negativa con Buzzi (-0,11). In termini di volatilità implicita a 3 mesi, Buzzi risulta il titolo più volatile (36,89%), seguita da UniCredit (30,39%), mentre Eni ed Enel presentano livelli più contenuti.

Eni è uno dei principali gruppi energetici integrati a livello globale, attivo lungo l’intera catena del valore: dall’esplorazione e produzione di petrolio e gas alla generazione elettrica da cogenerazione e rinnovabili, fino alla raffinazione tradizionale e bio e alla chimica. Con una presenza diversificata tra Europa, Africa e Americhe, il gruppo beneficia di un’ampia esposizione geografica. Dopo il picco dei ricavi nel 2022, favorito dal rally delle materie prime, il biennio successivo ha visto una normalizzazione di fatturato e margini, pur mantenendo EBITDA e generazione di cassa su livelli solidi a supporto di dividendi e buyback. Sul piano strategico, l’AD Claudio Descalzi ha indicato la possibilità di un ritorno nel trading di gas e petrolio tramite una joint venture con operatori specializzati, creando un’unità commerciale dedicata per rafforzare competitività e dimensione internazionale.

Enel è il più grande operatore privato globale nelle rinnovabili, con circa 63 GW di capacità gestita, ed è tra i leader mondiali nella distribuzione elettrica, con oltre 70 milioni di utenti connessi e circa 61 milioni di clienti tra elettricità e gas. Il gruppo genera ricavi prevalentemente da vendite e servizi energetici (circa il 70% del totale) e mantiene una forte centralità dell’Italia, che contribuisce per oltre metà dei ricavi, affiancata da una presenza significativa in Europa e America Latina. Dopo il picco dei ricavi nel 2022, legato alla crisi energetica, il biennio successivo ha visto una normalizzazione del fatturato ma con EBITDA stabile e margini in recupero. La strategia è focalizzata su reti, rinnovabili e disciplina finanziaria, con progressiva riduzione del debito e ottimizzazione del portafoglio asset.

UniCredit è una banca commerciale paneuropea con oltre 15 milioni di clienti e una presenza chiave in Italia, Germania, Austria ed Europa centro-orientale. Il gruppo opera attraverso quattro regioni core e tre “product factories”, offrendo servizi di credito, corporate banking, asset management e pagamenti. Negli ultimi esercizi ha beneficiato del contesto di tassi elevati, che ha sostenuto il margine di interesse e la redditività: i ricavi netti sono cresciuti in modo significativo tra il 2022 e il 2024, con un utile netto in costante aumento e margini operativi in miglioramento. Il rafforzamento patrimoniale e la disciplina sui costi hanno contribuito a una solida generazione di capitale, consentendo dividendi e buyback rilevanti.

Buzzi è un gruppo internazionale attivo nella produzione e vendita di cemento, calcestruzzo e aggregati, con stabilimenti in Italia, Stati Uniti, Germania ed Europa orientale. Il business è fortemente legato al ciclo delle costruzioni e agli investimenti infrastrutturali, risultando quindi sensibile alla congiuntura economica e alle politiche fiscali. Negli ultimi anni il settore ha beneficiato di prezzi elevati e razionalizzazione della capacità produttiva, ma resta esposto alle dinamiche regolatorie europee in tema di decarbonizzazione. Recentemente il comparto ha mostrato volatilità dopo indiscrezioni su un possibile rallentamento delle misure UE sul carbonio, che potrebbero incidere sul potere di prezzo dei produttori più avanzati nella transizione green.


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