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Maxi cedola del 9% per il Credit Linked Certificate su Italia
Maxi Cedola del 9% pagata a dicembre per il Maxi CLC ISIN XS2880963090 che punta sul merito creditizio dell’Italia. Un prodotto che unisce il meglio dei Credit Linked e dei Maxi Cash Collect.

Oggi vi parliamo di un prodotto innovativo che unisce il meglio di due strutture con caratteristiche ben precise. Ci riferiamo al Maxi Credit Linked Certificate con ISIN XS2880963090, emesso da BNP Paribas il 1° novembre.
È un prodotto particolarmente innovativo perché unisce i tratti distintivi dei Credit Linked Certificate con quelli dei Maxi Cash Collect. Permette, infatti, di diversificare il portafoglio in certificati sul credito, nel caso specifico il prodotto ha come reference entity il merito di credito dell’Italia (rischio, dunque, decisamente più basso rispetto ai classici certificati su equity) e, allo stesso tempo, propone una maxi cedola ragguardevole del 9%, pagata già a dicembre, ottima ovviamente per chi ha esigenze di efficientamento fiscale. Vediamo di allora di entrare nei dettagli della struttura e capirne le funzionalità operative.
Maxi cedola del 9% subito a dicembre per chi crede nel Bel Paese
Il certificato ISIN XS2880963090 è un Credit Linked Certificate che ha come sottostante il merito di credito della repubblica italiana. Paga una maxi cedola del 9% già a dicembre (16 dicembre 2024) e poi premi trimestrali dello 0,25% (dunque 1% per anno). La scadenza è a cinque anni. Come vedremo, non ci sono barriere per i premi che, salvo eventi di credito dell’emittente o della reference entity (l’Italia), verranno pagati, così come verrà rimborsato a scadenza il nominale (10.000 euro).
Il prodotto è dunque pensato soprattutto per chi ha necessità di compensazione fiscale già nell’anno e cerca prodotti funzionali, con un rischio decisamente più basso rispetto a quello dei classici Maxi Cash Collect su equity. Questo lo vediamo bene anche dall’indicatore di rischio del KID che lo classifica con 3 (in una scala da 1 a 7), a indicare un rischio medio basso. Il grosso vantaggio di questo prodotto è che può essere usato per la compensazione fiscale e non solo per la posticipazione fiscale come usualmente l’investitore tende a fare con i Maxi Cash Collect.
Compensare o posticipare le minusvalenze? Con il Maxi CLC si può puntare direttamente alla compensazione
Ricordiamo che tipicamente chi compra i Maxi Cash Collect per la compensazione fiscale di minus in scadenza nell’anno, opera così: compra il certificato, incassa la maxi cedola e poi vende il prodotto. Questo è vero soprattutto per chi ha una depositaria che effettua la compensazione solo a scadenza, ma di fatto è la strategia più usata anche per chi ha il metodo di compensazione immediato (sicuramente più efficiente). Così facendo, l’investitore compensa la minus pregressa e in scadenza ma, vendendo il prodotto, ne genera una nuova di pari importo. Infatti, con lo stacco della maxi, il prodotto perde il valore della cedola e dunque vendendolo genera una nuova minusvalenza di importo pari alla cedola stessa. Su questa nuova minus l’investitore avrà quattro anni di tempo per compensarla ed attuare una programmazione fatta bene e basata sul proprio profilo di rischio. Un processo abbastanza articolato e che non sempre fila proprio dritto. Talvolta, infatti, il rischio è di amplificare il valore della nuova minusvalenza rispetto a quella precedente (ad esempio se il worst of si muove parecchio prima dello stacco della maxi cedola).
Le ragioni per cui tendenzialmente l’investitore vende il prodotto dopo lo stacco della maxi, sono principalmente due. In primis perché dopo il pagamento della maxi il rendimento del prodotto scende parecchio: le cedole successive sono molto basse e il rendimento medio annuo è inferiore ad un prodotto uguale ma con cedole periodiche di uguale entità. Secondo perché, solitamente, i Maxi Cash Collect tendono ad avere titoli con un rischio più alto rispetto ai normali cash collect. Questo è dovuto al fatto che per avere una maxi importante e a distanza di pochi mesi, gli emittenti devono andare su titoli a maggior volatilità. Gli investitori, dunque, per non tenersi in portafoglio la combo di rischio alto e basso rendimento (post maxi), preferiscono venderlo dopo il pagamento del cedolone.
Strategia valida ma che comporta poi la necessità, comunque, di ricercare strumenti idonei a compensare la minusvalenza. Il certificato ISIN XS2880963090 si propone di risolvere questo problema. Infatti, il rischio legato a questo prodotto è molto basso se lo si porta a scadenza. Di fatto, come tutti i Credit Linked Certificate, il rischio deriva da eventuali eventi di credito o dell’emittente o della reference entity. L’emittente è BNP Paribas, colosso e banca sistemica europea con rating alto (S&P’s A+ / Moody’s Aa3 / Fitch AA-). Nel caso dell’emittente il rischio è uguale a quello di detenere in portafoglio un bond senior unsecured dell’emittente francese. Direi molto basso. Quanto alla reference entity, è proprio la Repubblica Italiana, dunque, il rischio è il rischio Paese. Il certificato è dunque una scommessa sul fato che né BNP Paribas né l’Italia possano avere un evento di credito nei prossimi cinque anni.
Come sempre, si consiglia di confrontarsi con la propria depositaria per assicurarsi che i redditi generati dal certificato, come la maxi cedola, siano considerati redditi diversi. Questo perché non tutte le depositarie interpretano la legge allo stesso modo. Inoltre, è utile sapere se viene applicata la compensazione immediata o a scadenza.
I Credit Linked Certificate: ottimo strumento per diversificare il rischio di portafoglio
Ripassiamo un po’ il funzionamento dei Credit Linked Certificate.
Di fatto è un certificato che per payoff si avvicina tantissimo ad un bond e per certi versi ne ottimizza anche il funzionamento. Per farla breve, si tratta di un certificato che paga premi periodici fissi, possono essere trimestrali, semestrali o annuali e a scadenza rimborsa il valore nominale, se non si verifica un evento di credito della reference entity. A differenza di tanti certificati, il premio è fisso. Non ci sono barriere. Quello che conta nei CLC è che non avvenga un evento di credito dell’emittente o della reference entity.
Vedremo di spiegare in modo semplice punti di forza e rischi di questo prodotto, ma rimandiamo per una trattazione molto completa su come vengono strutturati, sensitivity alle componenti chiave e in generale tutto quello che c’è da sapere al nostro approfondimento dedicato e pubblicato sulla pagina formazione di Websim al link. Qui troverete esempi, spiegazioni sulla strutturazione e tanto altro. La pagina dell’emittente invece dove trovate la documentazione è al link.
Punti di forza e debolezza dei CLC
Se non fosse ancora chiaro, diciamo subito che un CLC bullet, dunque nella versione più classica, se durante la vita del prodotto non si verifica l’evento di credito, funziona esattamente come un bond. Paga dei premi e alla scadenza rimborsa il valore nominale. Ma con dei vantaggi importanti:
- Efficienza fiscale: essendo certificati, le cedole delle CLC sono redditi diversi e non redditi di capitale come le cedole delle obbligazioni. La tassazione è al 26% per i CLC, ma tutti i redditi generati sono quindi compensabili con eventuali minus in portafoglio. In questo senso, prima scrivevamo che un CLC “ottimizza il funzionamento del bond”, di cui invece le cedole sono reddito da capitale. Il prodotto è quindi fiscalmente più efficiente di un’obbligazione.
- Yield Enhancement: un CLC tendenzialmente riesce a pagare qualcosina di più rispetto al rendimento dell’obbligazione sottostante. Questo perché al rendimento del CDS si aggiunge il funding dell’emittente.
- Flessibilità: le CLC sono spesso più flessibili della reference entity sottostante. Questo è vero soprattutto nei confronti delle obbligazioni subordinate. Infatti, il taglio del CLC può essere di 1.000 euro vs tagli anche da 100.000/200.000 euro di tante obbligazioni corporate subordinate. Rendono quindi più accessibili i prodotti di credito agli investitori privati. Possono essere scambiati in valute diverse rispetto alla reference entity, cancellando il rischio valuta. Si può scegliere la scadenza, cosa che non si può fare talvolta con le obbligazioni. Nel senso che soprattutto gli emittenti corporate emettono pochi bond e magari si è costretti a comprare solo determinate scadenza che possono differire dall’interesse dell’investitore.
- Diversificazione del portafoglio: legato al punto sopra, si evidenzia l’utilità dei CLC che consentono all’investitore di acquisire esposizione su svariate combinazioni di obbligazioni, scadenze e rendimenti. Aiutano quindi l’investitore nella diversificazione del portafoglio.
Evento di credito
Ovviamente non sono tutte rose e fiori. Infatti, abbiamo più volte detto che, affinché tutto proceda come da programma, non dovrà esserci un evento di credito su uno dei sottostanti. Nel caso di questo prodotto, appunto, affinché il prodotto paghi tutte le cedole e rimborsi il nominale, non dovranno esserci evento di credito della Repubblica italiana nei prossimi cinque anni (e dell’emittente).
Rimandiamo al nostro approfondimento per ulteriori dettagli ma ricordiamo che per evento di credito si intende uno di questi eventi: procedura concorsuale/insolvenza, mancato pagamento, ristrutturazione del debito, intervento governativo, decadenza dal beneficio del termine, ripudio/moratoria e inadempimento di un’obbligazione. In questi casi, viene stabilito dall’ISDA, ovvero l’International Swaps and Derivatives Association, che è l’organismo che regola il mondo dei derivati sottostanti il prodotto (CDS) quale sarà il tasso di recupero. Ovvero quanto effettivamente riprenderà l’investitore. Questa percentuale può variare dallo 0% al 100%. Quindi, in caso di evento di credito l’intero capitale investito è a rischio. Questo è bene saperlo.
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Disclaimer
Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 3 su una scala da 1 a 7. L’investimento in questa tipologia di Certificate espone il risparmiatore al rischio default dell’emittente. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.
La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.
Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: Clicca qui.
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