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Oro in prima linea. Il nuovo certificato a capitale protetto di BNP
Nuovo certificato di BNP a capitale protetto 100% Shark Fin su oro (ISIN XS2459870569). Performance lineare fino al 150% e rebate del 30% in caso di maggiori rialzi. Rimborso minimo di 100 dollari

In un mondo scosso da guerre, tensioni commerciali e debiti pubblici alle stelle, l’oro torna a essere la bussola degli investitori. A confermarlo non sono solo le quotazioni, in rialzo del 27% da inizio anno, ma soprattutto la fame d’oro delle banche centrali e la nuova ondata di investimenti in ETF. È in questo scenario che BNP Paribas lancia un certificato d'investimento strutturato sul metallo giallo, pensato per chi vuole cavalcare il rialzo dell’oro ma senza rischiare il capitale.
Si tratta del nuovo Shark Fin su oro con codice ISIN XS2459870569, certificato a capitale protetto 100% (rimborso minimo di 100 dollari) che in caso di apprezzamento del metallo giallo a scadenza offre la partecipazione fino ad un certo livello.
Come funziona lo Shark Fin su oro (ISIN XS2459870569)
Il certificate replica l’andamento del prezzo dell’oro fisico così come rilevato dalla London Bullion Market Association (LBMA). Il valore iniziale di riferimento è quello del 24 giugno 2025, mentre la durata è di tre anni con scadenza fissata al 26 giugno 2028.
Il funzionamento è semplice:
- Se l’oro perde valore, l’investitore ottiene comunque 100 dollari.
- Se l’oro sale del 25%, il rimborso sarà pari a 125 dollari.
- Se l’oro sale del 40%, il rimborso sarà 140 dollari.
Tuttavia, in caso di rialzi superiori al 150%, il guadagno è cappato al 130% del nominale, cioè 130 dollari di rimborso.
Questa barriera al guadagno è il “prezzo” della protezione del capitale, un trade-off che può risultare vantaggioso in uno scenario di correzione o lateralità del mercato.
Oro: ancora un rifugio?
Dall’inizio del 2024, l’oro ha superato l’euro come seconda valuta di riserva mondiale, consolidando il suo ruolo di bene rifugio per eccellenza. A spingere le quotazioni non è solo la domanda legata alla geopolitica (guerra in Ucraina, tensioni in Medio Oriente), ma anche una strategia strutturale delle banche centrali.
Come evidenziato da Goldman Sachs Research, le banche centrali dal 2022 hanno moltiplicato per cinque i loro acquisti mensili di oro sul mercato OTC di Londra. L’obiettivo è mettere al sicuro le riserve nazionali da potenziali sanzioni internazionali e diversificare rispetto al dollaro, oggi messo in discussione dalla crescente dedollarizzazione.
Il caso della Russia, che ha visto congelati oltre 280 miliardi di dollari di riserve detenute in Europa dopo l’invasione dell’Ucraina, ha rappresentato una svolta strategica per molte nazioni. Detenere oro fisico in patria è tornato a essere un imperativo geopolitico.
IL BOOM DELLA DOMANDA DI ORO DOPO L’INVASIONE DELL’UCRAINA
Le previsioni: quotazioni fino a 5.000 dollari
Secondo Goldman Sachs, il prezzo dell’oro raggiungerà 3.700 dollari l’oncia entro fine 2025, grazie agli acquisti delle banche centrali e all’aumento della domanda di ETF. In caso di recessione, gli analisti prevedono addirittura un target di 3.880 dollari.
Altre previsioni concordano su uno scenario positivo: secondo LongForecast, WalletInvestor e CoinCodex, nel 2026 l’oro potrebbe quotare in un range compreso fra 3.266 e 5.155 dollari, con proiezioni fino a 5.357 dollari nel 2027.
Goldman Sachs sottolinea come l’oro sia diventato l’unico asset veramente neutrale, capace di conservare valore in un mondo sempre più polarizzato. “I nuovi minimi sono sempre più alti – afferma Lina Thomas, analista di Goldman Sachs – perché le banche centrali stanno alzando strutturalmente il pavimento del prezzo.”
LE RISERVE IN ORO DELLE BANCHE CENTRALI
Tuttavia, acquistare oro fisico oggi, a 3.381 dollari l’oncia (prezzo al 23 giugno 2025), significa farlo a un livello molto vicino al massimo storico (3.499 dollari ad aprile 2025). Se le tensioni internazionali dovessero ridursi, il prezzo dell’oro potrebbe subire una forte correzione. In questo caso, l’investitore diretto subirebbe una perdita, mentre chi ha scelto il certificato di BNP Paribas (ISIN XS2459870569) beneficerebbe della protezione integrale del capitale.
Inoltre, la Banca centrale europea ha lanciato un allarme: l’impennata dei derivati sull’oro potrebbe rappresentare un rischio sistemico. Nell’Eurozona, da marzo 2025, sono stati accumulati circa mille miliardi di euro in derivati sul metallo giallo, pari a tre volte la produzione globale annua. Una dinamica che, se mal gestita, potrebbe alimentare instabilità.
Il nuovo certificato Shark Fin di BNP consente quindi di esporsi ad un rialzo dell'oro fino al +50%, pagando un rebate del +30% in caso di guadagni superiori e mantenendo al contempo una copertura integrale al ribasso.
Inoltre, essendo denominato in dollari, offre un’ulteriore leva valutaria: se il biglietto verde in tre anni si rivalutasse, il guadagno potenziale aumenterebbe. Resta, ovviamente, il rischio cambio in caso di indebolimento del dollaro.
In conclusione, il certificato a capitale protetto in analisi oggi rappresenta un’opzione interessante per chi vuole partecipare al rally dell’oro senza correre i rischi di una correzione. L’asset allocation odierna richiede prudenza, ma anche intelligenza strategica: e in questa prospettiva, un’esposizione protetta a un bene rifugio come l’oro può fare la differenza.
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